Philosophy

Perché Vegan?

“La concia è un procedimento atto a stabilizzare un materiale organico al fine di impedirne la putrefazione attraverso procedimenti chimici e meccanici per conferirvi le caratteristiche necessarie a diventare prodotto finito che conosciamo.”

Per l'ambiente

Incuriosita da questa definizione di "Concia" mi sono documentata e ho approfondito bene questo procedimento. Sono rimasta colpita da quanto sia inquinante il processo conciario e dell’impatto ambientale elevatissimo di questa pratica, senza dubbio antichissima, ma NON PIU SOSTENIBILE specialmente a livelli INDUSTRIALI.

Il quadro è ancora più grave se analizziamo la pelle a basso costo  prodotta dai paesi in via di sviluppo, dove le tecniche conciarie impiegate sono civilmente inaccettabili. Come in Bangladesh che è stato definito nuovo laboratorio del fast fashion mondiale, ove non vi è alcuna attenzione e precauzione a livello di tutela ambientale e dei diritti umani nei confronti dei lavoratori delle concerie. Qui infatti al personale non viene fatta formazione per la manipolazione delle sostanze pericolose, che finiscono spesso per causare incidenti. In dotazione gli operai hanno solo un paio di guanti per la protezione dai prodotti corrosivi e niente per l'inalazione delle sostanze nocive che provocano malattie, il tutto per bassi salari e sfruttamento del lavoro minorile.

 

Le pelli lavorate in Bangladesh sono tra le più ricercate per l’ottimo rapporto qualità prezzo, che gli operai però pagano spesso con la salute o addirittura con la vita.
A Dacca nella capitale del Bangladesh la lavorazione della pelle rappresenta un business significativo perché i costi bassi delle pelli conciate favoriscono le relazioni commerciali e le esportazioni con l'occidente. Dietro quei bassi costi si nasconde una vera e propria violazione dei diritti umani e la disperazione degli operai, costretti a lavorare in condizioni precarie manovrando cocktail di sostanze chimiche altamente nocivi.
A causa delle sostanze chimiche inalate, il 90% dei lavoratori delle concerie è colpito da problemi respiratori, malattie della pelle e addirittura dal cancro.

Le leggi ambientali sono più severe nell'Unione Europea, motivo del proliferare delle fabbriche in paesi in cui i regolamenti sono meno rigorosi ed è possibile ottenere guadagni più importanti.

 

Anche l’inquinamento ambientale è elevatissimo e fuori controllo. Gli scarti industriali finiscono direttamente nei fiumi costringendo gli abitanti a vivere in mezzo a vere e proprie discariche di rifiuti tossici che uccidono  tutte le forme di vita acquatica e hanno ripercussioni sugli esseri che bevono o si bagnano in queste acque. Le sostanze usate da queste concerie sono inoltre infiammabili, esplosive e corrosive.

 

Le tecniche di conciatura sono diverse ma tra le sostanze usate nel procedimento troviamo principalmente: 

cromo esavalente e altri metalli, grassi; tannini; solventi; resine; calce; formaldeide; sale, tensioattivi, alcale (come carbonato di sodio, idrossido di sodio), cloruro di sodio (usato solo per pelli non salate, come antigonfiante), battericidi ed enzimi proteolitici, acidi forti (solforico, cloridrico), acidi deboli (formico, acetico, borico etc.), sali a dissociazione acida, come il solfato o il cloruro di ammonio. 

L’impiego di queste sostanze causa emissioni tossiche che si disperdono nell’ambiente durante la lavorazione, senza la possibilità di essere sottoposte ad abbattimento e depurazione. 

 

Ecco alcuni dati tratti dal “Rapporto di sostenibilità 2014” dell’Unione Nazionale Industria Conciaria che analizza il reparto conciario italiano.

L’Italia rientra tra i paesi con più attenzione e impegno nel limitare l‘impatto ambientale della sua industria conciaria… se questi sono i numeri dell’Italia pensate che numeri possono avere i paesi in via di sviluppo. 

 

  • Consumo idrico medio  

pari a 107,33 l/m2 

 

  • Consumo energetico medio  

pari a 1,22 TEP* per 1000 mq 

 

*TEP è un’unità di misura dell’energia ed è acronimo di Tonnellata Equivalente di Petrolio. Una tonnellata di petrolio corrisponde a circa 6,841 barili (fonte Wikipedia) 

 

  • Produzione rifiuti  

Mediamente 1,70 kg/m2 

 

“Circa il 30% (in peso) delle pelli grezze in ingresso in conceria è trasformato in prodotto finito. La restante quota di materiale organico viene scartato durante il processo, generando residui che, hanno differenti destinazioni finali e possono essere impiegati come materie per la produzione di mangimi per animali, fertilizzanti, compost, biogas, gelatine ed altro.” 

 

  • Produzione rifiuti pericolosi  

pari al 3% del totale dei rifiuti prodotti 

 

“Tra i rifiuti pericolosi tipici delle lavorazioni conciarie sono ricompresi solventi, prodotti chimici di scarto, imballaggi contaminati da miscele/sostanze classificate come pericolose, gli oli lubrificanti, i materiali filtranti contaminati da solventi. […] Cloruri e solfati non possono essere rimossi efficacemente dai trattamenti di depurazione.” 

 

FONTE: “Rapporto di sostenibilità 2014” dell’Unione Nazionale Industria Conciaria

Per gli animali

Dall’inquinamento ambientale allo sfruttamento della sofferenza e della morte degli animali il passo è decisamente breve: la pelle viene infatti spesso definita un sottoprodotto dell’industria alimentare. Purtroppo questa affermazione è un grande controsenso per due motivi. Il primo è che per riutilizzare e valorizzare uno scarto dell’industria alimentare della carne (già di per sé molto nociva e inquinante) si crea inquinamento aggiuntivo, dato che per trasformare le spoglie degli animali in un prodotto durevole (direi eterno) vengono immessi nell’ambiente elementi ancora più nocivi. 

Il secondo è che molte razze animali vengono allevate e uccise appositamente per la loro pelle, (e in certi casi il consumo della loro carne è scopo secondario) per esempio animali esotici come coccodrilli e serpenti o per la loro pelliccia (visoni, lapin, volpe) 

Le pelli che saranno trasformate in cuoio permetteranno inoltre all'industria della carne e ai macelli di massimizzare il profitto dalle loro attività, sempre per via del fatto che viene riutilizzato uno scarto che avrebbe invece dei costi di smaltimento.

 

È stato così che ho deciso che avrei bandito da BeMine la vera pelle e anche tutti i derivati di essa: nelle mie borse infatti non è presente nulla che sia di origine animale, nemmeno nei collanti e nei rinforzi interni. Certo questa scelta mi è costata non poca fatica:

ho dovuto sostenere quasi degli interrogatori sul perché, delle borse così belle, avessi deciso di farle in finta pelle e non in vera e lussuosa pelle.

Qualche cliente ha tentato anche di corrompermi per farmi realizzare uno dei miei modelli in pelle solo per lei! Ad alcuni eventi ho visto persone prendere in mano le mie borse dicendomi, “Bellissime, di cosa sono fatte?” e poi riporle coi volti delusi, alcuni quasi schifati, alla mia risposta. Lo ammetto, ho dovuto anche rinunciare a trarre il massimo profitto dal mio progetto perché al momento sul mercato le borse in vera pelle hanno ancora un valore molto alto rispetto a quelle fatte in materiali alternativi.

 

Nonostante ciò, ho deciso che avrei continuato a usare la finta pelle, ma l’avrei scelta MADE IN ITALY e di altissima qualità.